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Alla scoperta dell’esposimetro della fotocamera

Grazie alle moderne macchine fotografiche possiamo fare affidamento sull’esposimetro interno che ci permette di ottenere una corretta lettura della luce presente sulla scena. Questo ormai ci sembra scontato ma qualche annetto fa, nei primi modelli di macchine fotografiche, questo strumento non era presente.

Come usare l’esposimetro della propria macchina fotografica?

Procediamo per step, questo ci servirà per capire effettivamente come usare l’esposimetro interno.

Punti di messa a fuoco.

Cosa c’entro i punti di messa a fuoco con l’esposimetro? Domanda lecita ma…

I punti di messa a fuoco li vedrete all’interno del vostro mirino, oppure nella modalità live view e ovviamente vi serviranno per identificare un soggetto che vorreste mettere a fuoco nella scena. I punti di messa a fuoco possono essere automatici oppure, cambiando le opzioni, possono essere scelti da fotografo spostandosi sulla griglia a disposizione (dipende da quanti punti ha una macchina fotografica).

In base al tipo di sistema di lettura della luce che andremo a scegliere i punti di messa a fuoco sono determinanti e vedremo perchè.

L’esposimetro all’opera.

Questo strumento converte le proprie letture in dati numerici che sono esplicati dalla camera attraverso una scala numerica che prevede un punto zero al centro e poi una serie di numeri alla sua destra e sinistra. Se la nostra freccetta si posiziona sullo zero vuol dire che sono stati scelti valori di ISO, diaframma e tempi di scatto, corretti per poter esporre correttamente la fotografia. 

Se invece a freccetta si sposta a destra, o a sinistra, probabilmente avremo una foto rispettivamente sovraesposta o sottoesposta in quanto, i numeri positivi esprimono una sovraesposizione di uno (o più) stop, o sue frazione, mentre i negativi indicano una sottoesposizione di uno stop (o più), o sue frazioni. Generalmente le scale delle macchine fotografiche si estendono da -3 a +3.

La lettura della scena da parte di questo strumento avviene in modo semplicissimo, infatti, esso legge la scena come un’insieme di punti con luminosità differente come se l’immagine non avesse colori (una sorta di bianco e nero). Ogni punto è confrontato con lo “zero”, cioè la luminosità di un grigio 18% (che sui monitor corrisponde ad un grigio 50%).
La lettura, fatta per ogni pixel, porterà a zone più luminose, altre zone meno, alcune uguali al grigio 18% ecc. In base a ciò, tramite una serie di calcoli, se la foto presenterà più punti luminosi il cursore si muoverà verso destra, viceversa se ci sono più punti scuri.

I metodi di lettura.

Tutto dipende dai metodi di lettura e calcolo perchè i dati raccolti da questo strumento possono essere processati in modo assai diverso.

 

Lettura Spot.

Qua vengono presi in considerazione gli spot, ovverosia quei punti che scegliamo nella fase di messa a fuoco. Se io sposto il punto di messa a fuoco sul mio soggetto, la luce verrà letta solo su quel punto.

Media ponderata al centro.

In questo caso verrà data maggiore considerazione ai pixel che si trovano al centro del fotogramma, quindi sarà una lettura assai sbilanciata sui valori centrali della scena.

Matrix (lettura di tutto il fotogramma).

Questo è il caso più semplice e si accosta a quanto detto sopra. La lettura viene fatta su tutto il fotogramma, quindi sono presi in considerazione tutti i punti (pixel) della fotografia.

Insomma, ecco perchè è importante capire la necessità di saper governare i punti di messa a fuoco.

Quale metodo devo utilizzare?

Dipende. Non esiste una risposta esatta, fatto sta che in alcuni tipi di fotografia è altamente consigliato usare un tipo di esposimetro. Prendiamo ad esempio la fotografia di still life; sarà sicuramente necessario focalizzarsi sul nostro soggetto, pertanto, una lettura spot è la più indicata; nella paesaggistica ci interessa una lettura d’insieme, quindi dovremmo usare la lettura matrix.

In realtà a lungo andare se si impara a compensare adeguatamente l’esposizione nei nostri scatti possiamo anche bypassare il problema della lettura della luce, tuttavia, sarebbe corretto affidarsi all’esposimetro nelle sue varie letture, dopodiché procedere a compensare se il risultato finale non ci soddisfa.

Emanuele Brilli

Mi chiamo Emanuele, sono appassionato al mondo della fotografia e della postproduzione. In questo blog voglio condividere il mio sapere con coloro che hanno curiosità e voglia di imparare qualcosa di nuovo.

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